Autore Topic: Università  (Letto 1394 volte)

Offline Elisabetta

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Università
« il: Novembre 16, 2008, 01:17:54 pm »
Inizio un topic, pur temendo che, visto l'argomento ed il limitato numero di iscritti al forum,  verrà forse letto, ma susciterà pochi interventi. Vedremo.

I luoghi comuni mi danno fastidio.
Ci sono sprechi dell'Università pubblica da eliminare. Ma quali sono i più gravi?
Primo: le sedi distaccate proliferate negli anni, i corsi brevi nelle località più impensabili. Tutto ciò è nato non per volontà dei baroni (che non esistono più da anni...), ma per volontà del politico locale che voleva portare a casa un po' di voti creando una fucina di posti per amministrativi, tecnici e portaborse vari. I baroni (o chi li ha sostituiti) hanno ringraziato per tanta dissennnatezza e spreco di denaro pubblico e ne hanno approfittato per permettere (doverosi) avanzamenti di carriera a giovani che da anni li affiancavano nella didattica e nella ricerca. La scelta di parcellizzare le sedi non è degli universitari, ma della politica clientelare. Chi fa davvero ricerca sa che è necessario unire risorse umane e finanziarie.
Dico ciò apparentemente contro l'interesse della  categoria alla quale appartengo, ma solo fino ad un certo punto.
Infatti, lo scopo dell'Università  è quello di fornire una didattica di eccellenza, ma anche di fare Ricerca! Se si moltiplicano le sedi universitarie, bisogna suddividere le risorse  in tante piccole sedi, sfornite di laboratori, di strutture scientifiche aggiornate, ecc.

Nelle località  periferiche si mandano, a volte,  i "colleghi scomodi". I professori che "fanno scuola" invece, restano negli Atenei più prestigiosi. Quindi si creano sedi di serie A, di serie B ed anche di serie C.
Il risparmio per le casse dello stato, le ricadute sociali ed i vantaggi per le famiglie e gli studenti sarebbe garantito dalla chiusura delle facoltà  nate solo per accontentare qualche potente politico locale (ho in mente esempi addirittura scandalosi!).
Con questi tagli si potrebbero ovviamente dotare le facoltà di personale e strutture scientifiche non da terzo mondo e  provvedere all'apertura di veri e propri campus dove gli studenti vivono alcuni anni insieme, facendo grandi esperienze ed approfittando di costi per l'alloggio  abbordabili.

Secondo: i  famigerati concorsi. Dato atto che alcune situazioni sono imbarazzanti, nella maggior parte dei casi, il concorso serve per dare finalmente una collocazione a qualcuno che- dopo la laurea, dopo 3 anni di dottorato di ricerca, dopo 4 di assegno di ricerca, insomma dopo anni di precariato sottopagato- non si vuole e non si può perdere perchè ha imparato a fare didattica e ricerca.
Vogliamo correggere il tiro? Aboliamo i concorsi. Ogni due tre anni si compilino liste per i vari settori scientifici dove vengono iscritti coloro che hanno determinati requisiti (numero di pubblicazioni internazionali, incarichi didattici, ecc.). Le Facoltà, in base alle loro risorse ed esigenze, chiameranno gli idonei.
Ditemi in quale attività privata ci si basa solo sull'esito di un test per assumere qualcuno?

A chi fosse interessato a pareri ben più autorevoli del mio, consiglio questa lettura (What are universities for? tradotta in italiano):
http://www.unimi.it/img/news/summary.pdf

« Ultima modifica: Novembre 16, 2008, 08:46:45 pm da Elisabetta »
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