Era prevedibile che un numero considerevole di grandi ungulati potesse soccombere in questo periodo di grandi nevicate e freddo persistente.
Ciò avviene ciclicamente tra le popolazioni di erbivori selvatici ed è particolarmente evidente nelle aree dove non avviene alcun controllo venatorio.
Strumentale l'allarme Paratubercolosi lanciato dal WWF, in questo periodo nel quale si parla scientficamente della possibilità di ridurre la popolazione di cervi che ormai ha superato largamente le capacità di carico dei pascoli nel PNS. L'aumento indiscriminato della popolazione in spazi sempre più confinati dall'urbanizzazione e dall'avanzata del bosco, provoca proprio questo: i cervi in soprannumero non hanno alimento a sufficienza e muoiono lentamente di inedia o per la manifestazione di patologie che, in soggetti con difese immunitarie normali non si manifesterebbero o farebbero registrare singoli, isolati casi.
Che l’agente della parataubercolosi (che non è un virus, come erroneamente riportato dalla stampa) fosse stato riscontrato nella popolazione di cervi del nostro parco è cosa ben nota e non deve essere fonte di meraviglia o di allarmismo. Il micobatterio è presente in gran parte della popolazione di bovini domestici.
Il particolare degno di nota (ma dovrà esere scientificamente accertato con opportune indagini di laboratorio e non chiacchiere allarmistiche) potrebbe essere che, in condizioni di intenso stress causato dalla privazione di alimento e dal freddo particolarmente prolungato- animali portatori “sviluppino” la forma clinica della malattia e possano morire.
La malattia clinicamente manifesta infatti è solitamente la punta dell’iceberg di una situazione di endemia che, solo se esitono situazioni che ne favoriscono lo sviluppo, si trasforma in una patologia vera e propria. In buona sostanza, se le difese individuali sono conservate, la malattia non si sviluppa ed i soggetti possono restare portatori sani per tutta la loro esistenza.
Per scongiurare ulteriori allarmismi, vale la pena ricordare che non risultano evidenze scientifiche che il micobatterio paratubercolare dei ruminanti sia patogeno per l’uomo.